Presentata al Cnel una nuova, monumentale ricerca in due volumi; tra i curatori Franco Pittau, presidente onorario di Idos
Esiste un’Italia che sfugge alle coordinate geografiche e si dispiega ben oltre la penisola, attraversando continenti e culture. È l’Italia della lingua, della tradizione culturale e delle comunità disseminate nel mondo, ma anche quella degli stranieri che scelgono l’italiano come strumento privilegiato per accedere a un patrimonio di straordinaria profondità storica. A questa dimensione estesa e plurale è dedicata una recente e articolata indagine internazionale che offre una ricostruzione ampia, rigorosa e sistematica della presenza dell’italiano su scala globale. Pubblicata da Apes per l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, l’opera si configura come un lavoro monumentale, articolato in due volumi per un totale di circa 1.600 pagine, frutto di un lungo processo di ricerca durato oltre diciotto mesi che ha coinvolto un centinaio di studiosi, esperti e testimoni attivi sia in Italia sia all’estero, sotto la guida di Benedetto Coccia, Karolina Peric e Franco Pittau, presidente onorario di Idos. L’intento dichiarato è quello di superare visioni frammentarie e talvolta superficiali, offrendo invece un quadro fondato su dati attendibili, analisi approfondite e indicazioni utili anche per l’elaborazione di politiche culturali più efficaci. Il progetto si distingue per la sua valenza strategica che consente di cogliere con maggiore chiarezza non solo il valore culturale, ma anche quello economico della diffusione della lingua italiana, mettendo in luce criticità, potenzialità e la necessità di coinvolgere nuove risorse ancora poco attivate.
Il primo volume propone una ricognizione capillare della presenza dell’italiano nei cinque continenti, attraverso una serie di monografie dedicate a numerosi contesti nazionali. Ne emerge una rappresentazione dettagliata e, per certi aspetti, inattesa: a fronte di circa due milioni di studenti di italiano nel mondo, la loro distribuzione geografica appare fortemente disomogenea. In particolare, l’Asia, pur rappresentando circa il 60% della popolazione mondiale, accoglie appena il 2,9% degli apprendenti, mentre l’Africa, con il 27% della popolazione globale, si ferma al 9,9%. Tali dati evidenziano chiaramente un significativo divario tra potenzialità demografiche e presenza effettiva della lingua italiana, suggerendo l’urgenza di strategie più incisive in aree cruciali per il futuro.
Il secondo volume approfondisce le dinamiche storiche, sociali e statistiche che hanno contribuito alla diffusione dell’italiano. Centrale risulta il ruolo delle migrazioni italiane, che hanno trasformato la lingua in un elemento identitario e in un fattore di coesione all’interno delle comunità all’estero. Accanto a questo, l’indagine prende in esame il contributo di una molteplicità di attori: dalla Chiesa cattolica agli accordi istituzionali, dai lettorati universitari alle scuole italiane all’estero, fino agli istituti di cultura, alle università per stranieri e alle associazioni nate nelle comunità diasporiche. Ne risulta un sistema articolato e ricco, ma non sempre caratterizzato da un coordinamento efficace.
L’analisi complessiva si distingue per il suo realismo: non vengono ignorate le criticità, tra cui la dispersione delle iniziative, l’inadeguatezza di alcuni strumenti e linguaggi e il rischio di non valorizzare appieno il contributo delle nuove generazioni di origine italiana e degli immigrati presenti nel Paese. Tuttavia, il quadro non è privo di prospettive positive.
Come evidenziato alla presenza della stampa estera durante la presentazione al Cnel, l’italiano occupa già una posizione di rilievo, collocandosi tra le trenta lingue più parlate al mondo e tra le sei più studiate. Questo dato, lungi dall’indurre compiacimento, deve piuttosto stimolare un rinnovato impegno volto a valorizzare il potenziale offerto dai discendenti degli emigrati, dagli stranieri attratti dalla cultura italiana e dagli stessi immigrati, anch’essi veicolo naturale di diffusione linguistica.
In tale prospettiva, la promozione dell’italiano assume un significato che va oltre il prestigio internazionale o la competitività culturale: essa diventa espressione di una responsabilità più ampia, legata alla diffusione del dialogo interculturale e alla trasmissione di un’eredità umanistica che, da Dante in poi, ha contribuito in modo decisivo alla formazione della cultura occidentale.
L’opera si configura dunque non soltanto come una fotografia dello stato attuale, ma come un invito a progettare il futuro e sollecita istituzioni, comunità all’estero, associazionismo e volontariato a riconoscere nella lingua italiana non solo un retaggio del passato, ma uno strumento vivo, capace di favorire conoscenza, scambio e apertura in un mondo sempre più interconnesso: un autentico ponte tra culture, proiettato verso le sfide del XXI secolo.
Questo il link per scaricare gratuitamente i due volumi del rapporto:
https://www.istitutospiov.it/2025/12/11/litalia-nel-mondo-attraverso-la-sua-lingua

