Vittime sacrificali e sacrificabili, sono da anni il campo di battaglia per il perfezionamento delle piattaforme informatiche e degli algoritmi dell’intelligenza artificiale applicati al controllo – della popolazione, delle nazioni, dei confini, delle città, delle vite –
oggi dispiegati nei principali scenari bellici

Ginevra Demaio*

Ci sono immagini che, nella loro immediatezza, sono esplicative di passaggi epocali. Personalmente lo sono state quelle delle violente e indiscriminate deportazioni di migranti negli Stati Uniti d’America, ad opera di uomini in abiti da guerra e armati, dai volti coperti da passamontagna, caschi militari e maschere antigas. In un riflesso immediato e istintivo vi ho rivisto le immagini dell’esercito israeliano che irrompe nei villaggi e nelle case dei palestinesi ordinandone l’evacuazione, cacciandoli dalle loro proprietà e abitazioni, separando famiglie, genitori e figli (proprio come con i migranti in America), arrestando indifferentemente adulti e bambini destinati ad essere cacciati dalle loro terre e condannati a una detenzione amministrativa senza reato e senza termine.

Ed ecco un’altra assonanza, quella con la detenzione amministrativa che la nostra “Europa dei diritti” infligge anch’essa ai migranti, concentrandoli e lasciandoli sopravvivere in centri di trattenimento per il rimpatrio fino a 18 mesi, estesi a 24 dalla riforma del Regolamento rimpatri di fine marzo 2026, che autorizza anche la detenzione di minori e famiglie con bambini.

E ancora, in un concatenamento di associazioni mentali, non ho potuto non cogliere le similitudini tra le immagini delle squadre dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) e quelle dei corpi addestrati israeliani che hanno fatto irruzione sulle barche umanitarie della Global Sumud Flotilla: militari armati fino ai denti e a volto coperto, mandati a fronteggiare, in funzione violenta e preventiva, donne e uomini che conducevano un’azione pacifica. Anche contro la Flotilla, non diversamente da quanto accade in una guerra, sono state utilizzate bombe sonore e droni, non solo nei pressi delle coste di Gaza, ma ancor prima della partenza (nel porto di Sidi Bou Said in Tunisia).

 

Stessi metodi, stessa società privata

Tutte immagini che ho conservato a lungo impresse nella mente con la netta – ma indefinita – sensazione che avessero qualcosa in comune: seppure in scenari profondamente distanti tra loro, vi ho riconosciuto i medesimi metodi aggressivi, violenti, anonimi, scientifici e, ovviamente, impuniti.

A distanza di tempo, queste embrionali intuizioni hanno preso corpo e si sono come ricomposte in un quadro comune. È accaduto leggendo del ruolo della società privata di software Palantir nelle principali guerre in atto (soprattutto Gaza e Ucraina, ma non solo) e nelle deportazioni di migranti negli Stati Uniti. La società, infatti, vende e gestisce i propri sistemi operativi in molti scenari mondiali e ha garantito l’architrave informatica nella distruzione di Gaza, nella guerra in Ucraina, nelle deportazioni di migranti in America. Ha fornito all’Ucraina i software di integrazione di dati per ottimizzare la risposta militare; ha consentito a Israele – con il cui Ministero della Difesa collabora dal 2024 per fornire tecnologie a supporto di operazioni militari e di intelligence – di identificare gli obiettivi da colpire a Gaza; ha guidato le azioni di polizia predittiva contro i migranti nelle città statunitensi, attraverso un processo di sorveglianza discriminatoria e di apartheid digitale1. A tale scopo ha ricevuto 30 milioni di dollari dal Department of Homeland Security (Dhs) per la costruzione dell’Immigration OS, un sistema operativo di sorveglianza che integra i dati di tutte le agenzie del Dhs con quelli di enti come l’agenzia delle entrate, la motorizzazione, la sanità pubblica, al fine di accelerare e massimizzare l’identificazione, il tracciamento e la deportazione degli immigrati, secondo il modello della “remigrazione”2. E nel gennaio 2026 ha sviluppato la piattaforma “Elite”, che identifica i quartieri da setacciare per la cattura e l’espulsione del maggior numero di immigrati3. La polizia trumpiana ha potuto così mappare le città, i quartieri, le case e, grazie alle correlazioni tra dati sanitari, telefonici, di rete, viaggi, visti rilasciati a stranieri, patenti di guida, individuare e prelevare i migranti da deportare. Il tutto in poco tempo e su grandi numeri, grazie a processi automatizzati e decisioni prese in assenza di controllo umano.

 

Gli algoritmi letali dell’intelligenza artificiale

In comune tra questi contesti vi è l’intelligenza artificiale (AI) applicata, di volta in volta, a fini militari, di difesa dei confini, di controllo delle popolazioni, di sicurezza interna, di contrasto ad attivisti e società civile. Sempre, a decidere sono algoritmi e connessioni di dati che sostengono e rendono praticabili politiche vessatorie, discriminatorie e finanche letali (non solo in contesti di guerra, ma anche nei quartieri urbani, come accaduto con Renee Nicole Good e Alex Pretti a Minneapolis). Il nemico, invece, cambia di volta in volta: i palestinesi, i migranti, le minoranze, la società civile che dissente, potenzialmente ciascuna e ciascuno di noi.

A Gaza, come a Minneapolis, come nell’arrembaggio alla Global Flotilla, stesse immagini di militari dalle sembianze nemmeno più umane, simili ad automi programmati per colpire in modo asettico, freddo, scientifico, indifferenti a chi abbiano di fronte: terroristi, eserciti, criminali o, al contrario, donne, bambini, famiglie, migranti, rifugiati.

Se per Franco Padella “l’offensiva israeliana a Gaza (…) rappresenta il primo impiego esplicito dell’intelligenza artificiale come strumento di guerra”4, le deportazioni di massa negli Stati Uniti sono state il primo impiego esplicito dell’AI nella guerra agli immigrati condotta fin dentro i confini nazionali, nelle città, nei quartieri, nelle case, nei luoghi di lavoro, di preghiera, di cura, in deroga a qualsiasi tutela di diritti e privacy. Una tecnologia che, al di là del contesto di applicazione – guerra, sicurezza interna, politiche migratorie, repressione del dissenso – riduce gli esseri umani a dati, oggetti astratti e virtuali eliminabili con un click e alla quale sempre più governi si affidano trasformandosi, così, in tecnocrazie guidate da algoritmi in mano a grandi società private di big data che prendono il posto della politica tradizionale.

 

Dalle tecnologie al servizio dei governi, ai governi gestiti dalle tecnoligarchie

Forse non è un caso se da tempo svariati osservatori – perlopiù inascoltati e additati di catastrofismo – parlano delle politiche migratorie in termini di “guerra ai migranti”. Del resto, l’Unione europea da sempre inquadra i fenomeni migratori nell’ambito delle politiche di sicurezza e polizia, dunque in termini di controllo, contrasto, detenzione e allontanamento. Si pensi ai fiumi di finanziamenti riservati a Frontex per il controllo sempre più aggressivo delle frontiere; agli archivi di dati su richiedenti asilo e immigrati registrati dai singoli Stati e messi in comune tra i Paesi Ue; ai chilometri di muri e filo spinato eretti lungo i confini; ai sistemi di sorveglianza e monitoraggio delle frontiere basati su droni, videocamere a raggi infrarossi per rilevare il calore corporeo (termocamere), cani robot dotati di sensori per la visione notturna (diffusi al confine tra Stati Uniti e Messico, ma creati in ambito militare e utilizzati dall’esercito israeliano a Gaza); ai centri di trattenimento ed espulsione per migranti irregolari, sempre più militarizzati, sorvegliati e isolati (nelle periferie delle città come in Paesi terzi pagati a tale scopo).

I migranti sono stati tra i primi a sperimentare gli effetti dell’asettica applicazione di tecnologie digitali e intelligenza artificiale a fini politici e di governo, anticipando quanto oggi osserviamo su larga scala, nelle guerre tra potenze come nei rastrellamenti di migranti ad opera dell’Ice. A forza di affrontare le migrazioni in termini di sicurezza – della nazione, del territorio, della popolazione nativa, delle donne, dei valori, delle tradizioni – e di difesa (proprio come in guerra), abbiamo fatto delle politiche migratorie un campo di battaglia, un terreno di sperimentazione di tecniche di controllo e respingimento sempre più aggressive, in mano a polizie, eserciti, gruppi para-militari, milizie private, non di rado legate a formazioni di estrema destra (si pensi agli “agenti” Ice, ai militari lungo le frontiere di Croazia, Serbia, Bosnia, alle milizie libiche).

L’AI ha dovuto essere prima sperimentata su piccoli gruppi e in contesti circoscritti (i migranti, i palestinesi, le singole guerre), perfezionandosi e conquistando sempre nuovi mercati. Oggi migrazioni e guerre sono i due ambiti in cui i colossi big tech specializzati in AI fanno i loro maggiori profitti, grazie a mega contratti con gli Stati nazionali.

Nelle politiche migratorie, quanto accaduto negli Stati Uniti rappresenta un salto di crudeltà verso i migranti e coloro che li difendono. Per consentire alla seconda amministrazione Trump di intensificare le deportazioni, Palantir è passata dal supporto a singole indagini all’ideazione di un sistema per l’industrializzazione e la massimizzazione numerica delle espulsioni. Le persone diventano così oggetti di previsione statistica, numeri all’interno di un’asettica azione digitale.

I processi di disumanizzazione, spersonalizzazione e securizzazione applicati da decenni ai migranti, che ne sono stati le cavie per eccellenza, si stanno generalizzando e ampliando a dismisura, divenendo sempre più processi di de-umanizzazione digitale e promettendo di estendersi all’intera popolazione. Un futuro tetro da cui l’Europa non può dirsi immune e che dovrebbe al più presto attivarsi per arginare e invertire.

* Centro Studi e Ricerche IDOS

[1] F. Padella, Palantir, un sistema per la privatizzazione dello Stato, https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/31329-franco-padella-palantir-un-sistema-per-la-privatizzazione-dello-stato.html?utm_source=newsletter_2399&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete.
2 Cfr. L. Celada, Palantir, tecnologie «veggenti» per la Grande deportazione, “Il Manifesto, 2.12.2025 e Palantir, ovvero gli hacker della democrazia, 6.12.2025, https://centroriformastato.it/palantir-ovvero-gli-hacker-della-democrazia/.
3 F. Padella, Palantir si evolve per i rastrellamenti di massa, 23 gennaio 2026, https://sbilanciamoci.info/palantir-si-evolve-per-i-rastrellamenti-di-massa/.
4 F. Padella, Gaza laboratorio militare dell’IA e dei suoi bias, 2 Settembre 2025, https://sbilanciamoci.info/gaza-laboratorio-dellia-e-dei-suoi-bias/.

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