Una riflessione approfondita sui tanti volti dei minori di origine straniera nella nuova monografia “Crescere nelle migrazioni” edita da Apes e curata da Benedetto Coccia. Con un contributo di Idos
Le migrazioni non sono un incidente della storia recente né un’emergenza destinata a esaurirsi. Sono, piuttosto, uno dei processi strutturali che plasmano le società contemporanee, ridefinendo equilibri istituzionali, relazioni sociali e traiettorie individuali. È da questa consapevolezza che prende avvio Crescere nelle migrazioni, una riflessione articolata e critica sulle trasformazioni che coinvolgono l’infanzia e le nuove generazioni nei contesti migratori, proponendo un cambio di paradigma: abbandonare le letture semplificanti per abbracciare una visione multilivello, capace di cogliere la complessità del fenomeno.
Al centro del saggio – che contiene un contributo di Antonio Ricci del Centro Studi e Ricerche IDOS e che prende forma attraverso un impianto metodologico dialogico che intreccia confronti interdisciplinari e riflessioni analitiche tra relatori e discussant – si colloca l’incontro tra dimensioni giuridiche, sociali, educative e culturali, spesso affrontate separatamente nel dibattito pubblico e nelle politiche. Le migrazioni emergono così come un fenomeno totalizzante, che attraversa simultaneamente istituzioni e biografie, producendo effetti visibili e invisibili. Non si tratta solo di spostamenti geografici, ma di processi che incidono sulle forme della cittadinanza, sui meccanismi di inclusione ed esclusione e sulle possibilità concrete di accesso ai diritti.
Tra esclusione e resistenza
Un primo punto di osservazione privilegiato è rappresentato dai minori stranieri non accompagnati, figura emblematica delle contraddizioni dei sistemi di accoglienza. In questa condizione estrema si rendono evidenti le tensioni tra il riconoscimento formale dei diritti e la loro effettiva applicazione. Le istituzioni, pur animate da intenti di tutela, possono contribuire – talvolta involontariamente – alla produzione di vulnerabilità, rivelando la natura strutturale delle disuguaglianze.
Lo sguardo si amplia poi alle nuove generazioni di origine immigrata, che vivono stabilmente nel contesto italiano. Qui il focus si sposta dalla protezione alla partecipazione, dalla gestione dell’emergenza alla quotidianità. Emergono dinamiche di esclusione e riconoscimento negato, ma anche pratiche di resistenza e forme di cittadinanza sostanziale che si sviluppano al di là dei limiti giuridici. Questi giovani mettono in discussione una concezione puramente formale dell’inclusione, rivendicando spazi di appartenenza e riconoscimento.
La dimensione interculturale introduce ulteriori elementi di complessità; identità plurime, conflitti e negoziazioni diventano chiavi di lettura per comprendere come le differenze vengano costruite, rappresentate e vissute. L’intercultura non appare come semplice competenza individuale, ma come un campo di tensione sociale, attraversato da rapporti di potere e da narrazioni che tendono a semplificare ciò che è, invece, profondamente articolato.
In questo quadro, la scuola assume un ruolo cruciale. Non solo luogo di apprendimento, ma spazio in cui le differenze vengono regolate, valorizzate o, al contrario, marginalizzate. Il sistema educativo può contribuire tanto alla riproduzione quanto al superamento delle disuguaglianze, a seconda delle pratiche e delle politiche adottate.
Infine, lo sguardo si estende oltre i confini nazionali, includendo le esperienze dei minori “left behind”, i figli di migranti che restano nei Paesi di origine. Le loro vite mostrano come la migrazione sia un fenomeno transnazionale, che ridefinisce legami familiari e affettivi anche a distanza. L’assenza, in questo senso, non è un effetto collaterale, ma una componente strutturale delle traiettorie migratorie.
Nel loro insieme, queste prospettive restituiscono un’immagine complessa e dinamica delle migrazioni, intrecciando diritti, disuguaglianze e capacità di azione. Una chiave interpretativa che non si limita all’analisi, ma offre strumenti concreti per ripensare politiche e interventi, riconoscendo finalmente la profondità e la portata di un fenomeno destinato a restare al centro del nostro tempo.
Il libro “Crescere nelle migrazioni. La condizione dei minori stranieri o con background migratorio in Italia” è uscito ad aprile 2026 per le Edizioni Apes ed è a cura di Benedetto Coccia, primo ricercatore dell’Istituto di studi politici San Pio V. Con saggi di Maurizio Ambrosini, Monica Barni, Marco Catarci, Antonio Ricci, Roberta Ricucci e il coinvolgimento di oltre venti discussant provenienti dal mondo accademico e dal terzo settore.

